Un’antica tradizione riferisce che la Santa Casa di Loreto è la stessa Camera in muratura della Madonna esistente a Nazaret, in Galilea, e che in essa Maria nacque, fu educata e ricevette l’annuncio angelico.
La S. Casa , nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti, perché la parte dove sorge l’altare dava, a Nazaret, sulla bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie, rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici materiali edilizi usati nella zona. Alcune pietre risultano rifinite esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli.
Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra dell’Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di Giunta Pisano.
La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, sostituisce quella delsec. XIV, andata distrutta in un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani che le conferì una tonalità troppo scura rispetto a quella dell’originale.
E’ il capolavoro dell’arte lauretana. Esso custodisce l’umile Casa di Nazareth come lo scrigno accoglie la perla.
Ideato dal Bramante, che nel 1509 ne approntò il disegno, fu attuato sotto la direzione di Andrea Sansovino (1513-27), di Ranieri Nerucci e di Antonio da Sangallo il Giovane. In seguito furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.
L’attuale rivestimento marmoreo, che ha sostituito il muro dei recanatesi, fu voluto da Giulio II ed è stato realizzato su disegno del sommo architetto Donato Bramante. I recanatesi agli inizi del sec. XIV eressero intorno alla S. Casa un muro di contenimento ‘bono et grosso’, individuato negli ultimi scavi archeologici. Gli stessi scavi hanno messo in luce anche altri precedenti interventi edilizi a difesa della S. Casa. Tutto ciò attesta una particolarissima attenzione verso un minuscolo edificio rurale che non si spiegherebbe al di fuori della tradizione loretana.
Il rivestimento è costituito da un basamento con ornamentazioni geometriche, da cui si diparte un ordine di colonne striate a due sezioni, con capitelli corinzi che sostengono un cornicione aggettante. La balaustra è stata aggiunta da Antonio da Sangallo (1533-34) con lo scopo di nascondere la goffa volta a botte della S. Casa e di circoscrivere con elegante riquadratura tutto il mirabile recinto marmoreo.
I lavori iniziarono nel 1511, sotto la direzione di Giovan Cristoforo Romano, dopo che il fiorentino Antonio Pellegrini, su disegno del Bramante, aveva approntato il modello ligneo su scala. Dal 1513 al 1527 diresse l’impresa Andrea Contucci, detto il Sansovino. I lavori ripresero nel 1531 sotto la direzione di Rinieri Nerucci. Nella fase finale, essi passarono alla direzione di Antonio da Sangallo il Giovane. L’opera fu conclusa nel 1538. Successivamente furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.
Qui il Bramante ha inteso celebrare la Madre del Salvatore, vaticinato dalle dieci Sibille, scolpite dai fratelli Della Porta (1570-1572), preannunciato dai dieci Profeti, scolpiti dai fratelli Lombardo (1540-1570), e figurato con la Madre nelle “storie” del rivestimento rnarmoreo, secondo questa successione, a partire dalla parete nord: Nascita di Maria di B. Bandinelli e R. Montelupo; Sposalizio di A. Sansovino e N. Tribolò; Annunciazione di A. Sansovino (vedi foto), Visitazione di R. Montelupo e Censimento di F. da Sangallo; Natalc di A. Sansovino; Adorazione dei magi di R. Montelupo; Transito della, Vergine di D. D’Aima. A sé stante è la Traslazione di F. da Sangallo e N. Tribolo.
Gli scavi a Nazaret e a Loreto
L’apporto più significativo per una lettura critica e storicamente fondata della tradizione lauretana è stato dato dalle cosiddette “fonti mute”, cioè dal responso degli scavi archeologici effettuati a Nazaret tra il 1955 e il 1960 nella chiesa dell’Annunciazione e a Loreto tra il 1962 e il 1965 nel sottosuolo della Santa Casa, oltre che da studi specifici sulla struttura edilizia della “Camera” lauretana, raccordata con la Grotta nazaretana. Le indagini archeologiche e la tradizione si illuminano a vicenda con reciproche conferme. E aiutano a ricostruire la storia della Casa di Maria. A Nazaret gli scavi hanno appurato che l’abitazione della Vergine, come le altre del luogo, era costituita da una Grotta scavata nella roccia (luogo di deposito) e da una Casa in muratura antistante e leggermente sovrastante (luogo della vita quotidiana), oltre che da altre piccole strutture sussidiarie.
Gli scavi hanno confermato nella sostanza ciò che narra la tradizione lauretana: che i discepoli di Gesù trasformarono la Casa di Maria in chiesa. Dalle indagini archeologiche, infatti, é emerso che nel III secolo i giudeo-cristiani, anzi, forse gli stessi “parenti del Signore”, adattarono l’abitazione di Maria a luogo di culto, costruendovi sopra una chiesa in stile sinagogale, di cui sono venuti alla luce interessanti resti cultuali. Gli scavi sono stati effettuati sotto la direzione del p. Bellarmino Bagatti.
Nel secolo V i cristiani bizantini, sostituitisi anche a Nazaret ai giudeo-cristiani, abbatterono la chiesa-sinagoga ed edificarono un più ampio edificio sacro sopra l’abitazione della Madonna. Nell’XI secolo, infine, i crociati francesi demolirono la basilica bizantina ed edificarono una più ampia chiesa proteggendo la santa dimora in una cripta. Questa attenzione nei riguardi dell’abitazione di Maria attraverso i secoli spiega anche la sua possibile conservazione, perché un edificio, anche se fragile, custodito dentro un altro edificio, non essendo soggetto all’erosione degli agenti atmosferici, sfida i secoli. Ne è una riprova la stessa Santa Casa di Loreto che, protetta dentro altri edifici fin dagli inizi del secolo XIV, dopo sette secoli non ha fatto una crepa.
A Loreto gli scavi archeologici, condotti sotto la direzione del prof. Nereo Alfieri, hanno confermato alcuni elementi della tradizione in modo inatteso. Questa asserisce che la Santa Casa non ha fondamenta proprie, poggia su una pubblica strada e fu protetta dai recanatesi con un muro per tutta l’altezza e la lunghezza. Ebbene, le indagini archeologiche hanno verificato tutti e tre questi singolari fenomeni edilizi. In più, hanno individuato alcune opere di difesa con archetti di controripa sul cedevole lato nord e una fascia di sottomurazione inserita più tardi dall’esterno. Tutto ciò attesta un’attenzione archeologica verso il sacello che non si spiegherebbe se quei muri non fossero stati considerati fin dall’inizio vere ‘reliquie’.
Infine, gli scavi loretani hanno appurato che il nucleo originario della Santa Casa è costituito da tre sole pareti (è esclusa la parete est dove sorge l’altare, che a Nazaret non esisteva perché è la parte che dava sulla bocca della Grotta), e che delle tre pareti le sezioni inferiori sono in pietra, mentre le sezioni sovrastanti, aggiunte successivamente a Loreto per ovviare allo spazio originario piuttosto basso e angusto, sono in mattoni locali.
La struttura edilizia
Ulteriori studi sulla struttura edilizia della Santa Casa hanno messo in evidenza che questa, in ambito edilizio marchigiano, costituisce un insieme di anomalie e assurdità: non ha fondamenta proprie, contro tutti gli usi del luogo; ha stranamente una parte in pietra, non usata nella zona per mancanza di cave lapidee, e una parte aggiunta in mattoni, gli unici materiali disponibili in loco; poggia su una pubblica strada, contro tutte le disposizioni comunali dell’epoca; ha l’unica porta originaria sul lato nord, esposta a tutte le intemperie, e l’unica finestra a ovest, aperta a una limitata illuminazione, contro i più elementari accorgimenti dei costruttori locali.
Se invece la Casa di Loreto viene idealmente ritraslata a Nazaret, tutte queste anomalie edilizie scompaiono e il manufatto loretano ben si raccorda con la Grotta nazaretana nelle sue varie parti.
Inoltre, studi sulla finitura della superficie delle pietre di Loreto hanno chiarito che esse appaiono lavorate secondo una particolare tecnica usata dai nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, e diffusa anche in Palestina. Questi interessanti studi sull’edilizia della Santa Casa si devono all’ingegnere architetto Nanni Monelli.
I graffiti
Infine, una specifica indagine sui graffiti leggibili ancora in molte pietre della Santa Casa di Loreto, rivela che essi sono molto simili a quelli riscontrabili in Terra Santa e, in special modo, a Nazaret, compresi gli esemplari riferibili ai giudeo-cristiani del II-V secolo. E’ stata decifrata anche una scritta in caratteri greci sincopati con due lettere ebraiche contigue (un lamed e un wav), la quale, tradotta, dice: “0 Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Un’identica invocazione si legge nella cosiddetta Grotticella di Conone, a Nazaret, vicino alla Grotta santa. Ne deriva la fondata ipotesi che diverse pietre siano state graffite a Nazaret e poi trasportate a Loreto, ciò che conferma l’antica tradizione.
Insomma, le pietre hanno un loro linguaggio, muto certo, ma, una volta decodificato, in grado di gettar luce sull’origine della Santa Casa.