UNA STORIA DI MISTERO
L’Unitalsi è un’Associazione di fedeli, uomini e donne, sani e ammalati senza distinzione di età, cultura, posizione economica, sociale e professionale, a carattere nazionale, con sede in Roma, oggi articolata, per necessità organizzative, in 19 Sezioni, 2 Delegazioni estere (Malta e Repubblica di San Marino), e 280 Sottosezioni, oltre a parecchi gruppi locali che operano rispettivamente in campo regionale e diocesano con il carisma iniziale di accompagnare gli ammalati al Santuario di Lourdes. Successivamente altri santuari mariani di riferimento unitalsiano, con pellegrinaggi coordinati dalla Presidenza Nazionale, sono quelli internazionali di Fatima, Banneux, Terra Santa e, in campo nazionale, quelli di Loreto, Siracusa e San Giovanni Rotondo; inoltre le Sezioni e le Sottosezioni organizzano propri pellegrinaggi nei santuari mariani delle regioni d’appartenenza.
LA CULLA DELL’UNITALSI
Tra i santuari internazionali, quello di Lourdes gode di un particolare privilegio strettamente radicato negli eventi straordinari o soprannaturali manifestatisi nel 1858 in questa cittadina della Francia meridionale, quasi al confine con la Spagna, nell’antica Contea di Bigorre, ribattezzata alla fine del settecento come “Dipartimento degli Alti Pirenei”.
Per noi unitalsiani tuttavia non è da escludere del tutto, almeno sotto un profilo suggestivo, un’altra motivazione: Lourdes è il luogo di nascita dell’Unitalsi; Lourdes è un ritornare alle origini, al paese natio.
L’Associazione, infatti, è nata nel 1903 alla Grotta di Massabielle, meglio conosciuta come Grotta di Lourdes, situata alla periferia di questa piccola cittadina.
L’EUROPA AGLI INIZI DEL ‘900
Brevemente va ricordato che “L’anno 1903 è caratterizzato in Europa e in Italia dalla clamorosa battaglia anticlericale che la sinistra democratico-radicale e parte della borghesia radicale vanno conducendo contro la Chiesa Cattolica; in Francia in particolare la rinnovata esplosione di anticlericalismo avrebbe portato alla separazione tra Chiesa e Stato del 1904. Diventano fenomeni di massa lo scetticismo religioso e la diserzione dalle Chiese, la rivolta anticlericale e la polemica contro il cristianesimo, e investono ampiamente il proletariato operaio e il sotto-proletariato urbano, facendo breccia anche nei ceti medi. La modernità avanza a grandi passi e ne sono espressione i fratelli Wright che volano per la prima volta e Henry Ford che comincia la fabbricazione in serie delle automobili. A maggio muore Papa Leone XIII che con la Rerum Novarum incoraggiò il cattolicesimo sociale e la riconquista della classe operaia all’idea cristiana, e gli succede Pio X, che promosse l’ingresso dei cattolici in politica. L’Italia vive la cosiddetta “età Giolittiana”. In questo contesto, la Chiesa riafferma la propria fattiva presenza nella realtà del mondo moderno, contrassegnata dal passaggio da una civiltà contadina a una civiltà industriale: nel mondo cattolico non c’è mai stata nella storia un’età in cui si è generato un numero maggiore di ordini religiosi votati all’assistenza, all’istruzione e alle missioni, perché evidentemente le forme tradizionali di assistenza caritativa non bastano più. Anche la pietà cattolica acquista una vigorosa spinta: fiorisce la devozione a Maria Vergine e i fedeli affluiscono numerosi al Santuario di Lourdes.
MISTERO DI UNA CONVERSIONE
Ideatore dell’Unitalsi è un giovane ammalato romano di ventitré anni, Giovanni Battista Tomassi, nato il 29.11.1880, figlio dell’amministratore dei Principi Barberini, affetto da una forma artritica acuta e irreversibile e in carrozzella da quasi dieci anni; è molto sofferente nel corpo, ma soprattutto è molto tormentato nello spirito per la sua ribellione a Dio e alla Chiesa.
Avendo saputo dell’organizzazione di un pellegrinaggio a Lourdes, il Tomassi chiede di parteciparvi con l’intenzione ben precisa, se non avesse ottenuto la guarigione, di compiere uno scandalo, un gesto di clamorosa sfida e bestemmia: suicidarsi ai piedi della Madonna.
Siamo alla fine di agosto 1903; Giovanni Battista Tomassi è carico di rabbia per la malattia che lo tormenta, è nutrito di anticlericalismo e viene descritto da un altro partecipante, il Prof. Carlo Costantini, che poi nel 1909 viene nominato Vice Presidente dell’Associazione, come un
giovane dallo sguardo truce: “Il suo sguardo così fiero, direi sprezzante, gli alienava quella naturale e profonda simpatia che ogni anima cristiana sente verso l’infelice”.
Non è pensabile, per il suo tormento spirituale, che il Tomassi, recandosi a Lourdes, avesse in tasca una corona del rosario; è invece certo che ha con sé una pistola per attuare il suo gesto disperato.
Accade però che, giunto alla Grotta dove l’Immacolata era apparsa a Santa Bernadette, viene colpito dalla presenza dei volontari che aiutano i malati ad entrare nella Grotta per pregare e percepisce appieno che la condivisione amorevole dei volontari dava conforto, speranza e serenità ai Sofferenti.
Per tutti i giorni del pellegrinaggio è smarrito, sconvolto, taciturno e insieme pensieroso; non ottiene il miracolo, non attua il proposito di suicidarsi, ma alla stazione di Lourdes, al momento del rientro, chiede di parlare con il direttore spirituale del pellegrinaggio, il Vescovo Mons. Radini Tedeschi, al quale con totale serenità, consegnando la pistola, dice: “Ha vinto la Madonna. Tenga, non mi serve più! La Vergine ha guarito il mio spirito”. Ed aggiunge: “Se Lourdes ha fatto bene a me, farà bene a tanti altri ammalati”. Manifesta così al Vescovo e al giovane sacerdote che lo accompagna, Don Angelo Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII, l’idea di fondare una specifica associazione.
L’incontro con la Grotta di Lourdes provoca un profondo cambiamento in Tomassi che non ottiene la guarigione del corpo, ma certamente quella dell’anima ed è un uomo nuovo.
Si era accesa in lui la luce della Fede? Sicuramente!
La sua conversione è provata da una cartolina, datata 29.08.1903 e indirizzata alle sorelle, sulla quale, oltre ai saluti, scrive: “Pregate!” Una sola parola che nella semplicità del messaggio racchiude la storia, il mistero di una istantanea, imprevedibile e sbalorditiva conversione.
MISTERO DI UNA SITUAZIONE
E al mistero di una conversione si aggiunge il mistero di una situazione.
La situazione del dolore, l’esistenza di chi soffre. Come spiegare la sofferenza umana?
Per noi che viviamo in prospettiva di fede, la Lettera Apostolica “Salvifici doloris” dell’11 febbraio 1984 di S.S. Giovanni Paolo II, è di una consolazione immensa, e imprescindibile è rileggere quelle pagine che attingono alla Rivelazione, alla millenaria esperienza della Chiesa, all’apporto della cultura universale.
L’Associazione, infatti, è nata nel 1903 alla Grotta di Massabielle, meglio conosciuta come Grotta di Lourdes, situata alla periferia di questa piccola cittadina.
E l’ultima parte della Lettera sotto il titolo “Il buon Samaritano”, introduce nel nostro dovere di ogni giorno “a far del bene con la propria sofferenza e far del bene a chi soffre”.
UNA STORIA DI SERVIZIO
Giovanni Battista Tomassi, rientrato a Roma e seguendo i suggerimenti e i consigli di Don Angelo Roncalli, si adopera attivamente per fondare, almeno di fatto, l’Associazione, ma «se il merito di averla ideata spetta al Tomassi e al Vescovo Mons. Radini Tedeschi, quello della sua laboriosa realizzazione va condivisa con un piccolo gruppo di persone che per anni si è prodigato con grande generosità e intelligenza. Tra questi meritano un ricordo particolare: Mons. Lorenzo Ciccone, presidente dal 1909 al 1929; il Prof. Carlo Costantini, consigliere fin dagli inizi e poi per tanti anni vice presidente; Mons. Luigi La Vitrano, prima consigliere poi segretario generale; Mons. Giulio Mancini che ricoprì, nel tempo, la carica di segretario generale, poi di tesoriere e quindi di vice presidente.
Come si può facilmente comprendere, gli inizi dell’Associazione non sono stati senza difficoltà, incertezze e inconvenienti. Ma se si tiene conto della rapidità con cui si è affermata, occorre riconoscere che una mano invisibile la proteggeva e la benediceva» (dal bollettino dell’Unitalsi “Fraternità”, 1993).
L’Unitalsi, quindi, nasce nel 1903 e, superate le difficoltà organizzative ed economiche, nel 1905 parte da Roma verso Lourdes, con un pellegrinaggio organizzato per la Diocesi di Viterbo dal “Comitato Nazionale pro Palestina e Lourdes”, un gruppo di volontari e di pellegrini con nove ammalati, otto uomini e una donna, accompagnati dallo stesso Tomassi sempre gravemente ammalato e due assistenti.
Invero è il primo pellegrinaggio dell’Unitalsi, o meglio con una partecipazione unitalsiana, ma l’Associazione non è ancora costituita a motivo dei diversi ostacoli burocratici incontrati.
I PRIMI PELLEGRINAGGI
Dal pellegrinaggio del 1905 appena citato, da quello nazionale del 1908, con la partecipazione di circa sessanta malati nella ricorrenza del 50° anniversario delle Apparizioni della Madonna alla Grotta di Massabielle, da quelli del 1911, con i malati sistemati in vagoni-letto, e del 1912, con un centinaio di malati assistiti da un Corpo medico guidato da Padre Agostino Gemelli, «si passa al memorabile pellegrinaggio del 1913 guidato da Mons. Radini Tedeschi e presieduto dal Card. Giacomo Della Chiesa, Arcivescovo di Bologna e futuro Benedetto XV, formato da circa 3.000 Pellegrini e da 112 Ammalati provenienti da tutta Italia, trasportati da otto treni. Infatti l’Unione, dal 1908, comincia a diffondersi e a costituirsi in Sezioni nelle principali Regioni d’Italia: prima tra tutte la Piemontese, poi la Ligure, la Veneta nel 1909, l’Emiliana (dal bollettino dell’Unitalsi “Fraternità”, 1993).
Durante il primo conflitto mondiale, l’Unione sospende l’attività, ma subito pur tra tante difficoltà c’è una meravigliosa ripresa dei pellegrinaggi […], tanto che “nel 1921 al pellegrinaggio di agosto a Lourdes, presieduto dal Card. Achille Ratti, che pochi mesi dopo verrà eletto Pontefice con il nome di Pio XI, partecipano 1.000 pellegrini e 110 ammalati”.
Intanto il 25 aprile 1920 muore il Tomassi non per la sua sofferenza ma perché si ammala di tetano; così la Famiglia ha scritto nel trigesimo della sua morte: “mai conobbe sconforto e sorridente, egli che soffriva, ai sofferenti dedicò la sua vita beneficando”.
Negli anni 1920-30 si nota una costante e progressiva partecipazione sia di pellegrini che di ammalati, dovuta ad un’entusiasta e appassionata propaganda delle nobilissime finalità dell’Unione, mediante una serie svariata di intelligenti iniziative, crescita che è in costante aumento anche perché negli anni del fascismo, l’Unitalsi, per le sue particolari connotazioni, fu l’unica associazione, (insieme all’Associazione Cattolica), a non essere sciolta.
Nel 1930 i Comitati diocesani e le Sottosezioni raggiungono il numero di 200, per cui sono presenti in tutte le principali Diocesi italiane. Qualche Sezione è ormai in grado di organizzare treni per conto proprio, per cui l’Unione si rende gradualmente indipendente dal Comitato pro Palestina e Lourdes pur continuando una fruttuosa collaborazione […].
Nel 1931 per la sua organizzazione e competenza, l’Unione viene riconosciuta dalla Arciconfraternita dell’Hospitalité di Lourdes.
Nel 1935 il Comitato pro Palestina e Lourdes e l’Unione, per aderire all’invito del Papa di partecipare al solenne triduo di adorazione indetto a Lourdes nei giorni 26-28 aprile onde scongiurare il pericolo di un nuovo conflitto che sembrava imminente per il continuo aumentare di tensioni internazionali, organizzano un grande pellegrinaggio nazionale. Le solenni e grandiose celebrazioni sono presiedute e concluse dal Card. Eugenio Pacelli, legato pontificio e futuro Pio XII» (dal bollettino dell’Unitalsi “Fraternità”, 1993).
A causa della congiuntura politica europea ed internazionale degli anni trenta e delle “sanzioni economiche” decretate dalle Nazioni Unite contro l’Italia, nel novembre del ‘35 si manifestano notevoli difficoltà per organizzare i pellegrinaggi, anche a motivo del contingentamento dei treni italiani diretti a Lourdes, poi sospesi dal 1939 per gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale.
I PELLEGRINAGGI A LORETO
Per continuare ad operare e non interrompere l’attività, come era avvenuto durante la prima guerra mondiale, si pensa di sviluppare i pellegrinaggi ai santuari regionali, come già avveniva da alcuni anni, e di indirizzarli anche verso il Santuario di Loreto.
L’iniziativa è del segretario generale di allora, il Principe Don Enzo di Napoli Rampolla, e così l’8 maggio 1936 arriva a Loreto il primo “treno bianco” dell’Unitalsi con 230 Malati.
I pellegrinaggi a Loreto continuano anche durante il periodo del secondo conflitto mondiale e fino al settembre ‘43; vengono sospesi soltanto nel periodo in cui la guerra si svolge sul territorio italiano e riprendono nel settembre del ‘46.
LA SIGLA
All’inizio l’Associazione si propone con diverse denominazioni: “Unione per il trasporto dei malati poveri a Lourdes”, “Associazione Nazionale dei Volontari di Lourdes”, “Comitato di soccorso per il trasporto dei malati a Lourdes”, e dal 1929 con quella di “Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes”.
Senza escludere che le sigle iniziali dell’Associazione, anche se non ufficializzate, siano state U.N.T.M.A.L., (Associazione Nazionale Trasporto Malati A Lourdes) o U.N.T.A.L., (Associazione Nazionale Trasporto Ammalati a Lourdes), si può dire che la sua prima sigla ufficiale è stata U.N.I.T.A.L., acronimo che ha mantenuto almeno ufficialmente sino alla formulazione dello Statuto del gennaio 1932, comunque sino a quando l’attenzione dell’Associazione è rivolta anche ai Santuari Italiani. Alla sigla ufficiale iniziale di U.N.I.T.A.L., quindi, si sono aggiunte le lettere “S” ed “I” che stavano per “Santuari d’Italia”, e quindi U.N.I.T.A.L.S.I., Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari d’Italia, poi “Italiani”. Successivamente, da quando l’attenzione si rivolge anche ai Santuari di Fatima e di Banneux, la “I” finale sta per “Internazionali.
LO STATUTO ATTUALE
Nel ’96, infine, con l’intendimento di adeguare formalmente la qualificazione dell’Unitalsi al vigente Codice di Diritto Canonico e per snellire la struttura degli Organi direttivi, con il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, è stato concordato di formulare un nuovo Statuto che dal citato Consiglio, come si legge nella lettera di accompagnamento a firma del Segretario Generale, il Vescovo Ennio Antonelli, è stato esaminato ed approvato nella sessione 15-18 settembre del ’97 ed ufficialmente consegnato all’Unitalsi il 28 novembre 1997.
All’art. 1 dello stesso si legge che «l’Unitalsi è un’Associazione pubblica di fedeli […] dotata di personalità giuridica canonica per formale erezione da parte della Conferenza Episcopale Italiana».
Oltre alla precisa definizione in ordine alla qualificazione, con l’attuale Statuto i soci sono definiti “fedeli”, e non più “laici” come nel precedente, termine questo che poteva essere inteso, oltre come persona che non ha ricevuto gli ordini religiosi, anche come persona estranea ad una professione di fede religiosa o che non la segue con coerenza.
E sono fedeli «coloro che, essendo stati incorporati a Cristo mediante il Battesimo, sono costituiti popolo di Dio e perciò, resi partecipi nel loro modo proprio dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, sono chiamati ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere nel mondo», (CCC, 871), «cooperano all’edificazione del Corpo di Cristo secondo la condizione e compiti propri di ciascuno», (CCC, 872), «hanno l’obbligo e godono del diritto, individualmente o riuniti in associazione, di impegnarsi affinché il messaggio divino della salvezza, sia conosciuto e accolto da tutti gli uomini e su tutta la terra» (CCC, 900).
Altra peculiarità del citato Statuto è che può essere riconosciuta la qualifica di socio ausiliare ed effettivo agli ammalati e ai disabili che ne fanno domanda.
SCOPO DELL’UNITALSI
Anche in ordine al fine che l’Unitalsi ha inteso ed intende perseguire, si è avuta una significativa evoluzione che conferma, peraltro e ulteriormente, la sua ecclesialità.
Come già evidenziato, all’art. 1 dello Statuto del 1904 è scritto che «È costituita un’Unione che ha per iscopo il trasporto dei malati poveri italiani a Lourdes», e all’art. 1 dello Statuto del 1909 è scritto che «Scopo dell’Associazione è l’assistenza gratuita dei malati che si recano a Lourdes» finalità queste, pellegrinaggio, trasporto e assistenza, ancora presenti nei successivi Statuti e sino a quello del 1966.
Scopo iniziale, dunque, è stato soltanto quello di organizzare dei pellegrinaggi a Lourdes, poi estesi ad altri Santuari Mariani e nessun accenno si riscontra con riguardo all’aspetto spirituale dei Soci.
Questo fine di promuovere i pellegrinaggi, in buona sostanza, appare ancora preminente –con riguardo alla formazione spirituale, morale ed ecclesiale dei soci– nella formulazione dello Statuto del 1980, e ciò nonostante i concetti teologici riportati nella premessa istituzionale prima citata e benché la stessa anteponga, «in primo luogo», tale formazione al servizio specifico dell’Unione, per essere «poi umili servitori degli ammalati durante i pellegrinaggi».
Invero, all’inizio dell’art. 2 dello Statuto del 1980 è scritto che «l’Unione ha il fine di svolgere un servizio verso gli ammalati promuovendo i Pellegrinaggi» e poi, più avanti, «si prefigge inoltre lo scopo di aiutare i malati e i soci nella formazione spirituale», per cui questo aspetto, quanto meno, appare aggiuntivo al fine del pellegrinaggio.
Nell’ultimo Statuto, invece, quel concetto temporale del “prima” e del “poi” della citata premessa è esplicitato chiaramente e i termini dello scopo, promozione dei pellegrinaggi e formazione spirituale, risultano capovolti rispetto alla formulazione del penultimo Statuto. Quindi con tale Statuto del settembre ‘97 la formazione spirituale, ecclesiale è prevalente, prioritaria rispetto al pellegrinaggio.
Infatti, all’art. 1 di detto Statuto si legge soltanto che «l’Unitalsi è un’Associazione pubblica di fedeli che in forza della loro fede e del loro particolare carisma di carità, si propongono di incrementare la vita spirituale degli aderenti e di promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato verso e con i fratelli ammalati e disabili, in riferimento al messaggio del Vangelo e al Magistero della Chiesa».
Poi, all’art. 2 si legge che «l’Associazione attua il fine di cui all’articolo precedente anche svolgendo un servizio verso e con gli ammalati e i disabili, promuovendo il culto Mariano mediante la preparazione, la guida e la celebrazione di pellegrinaggi».
Prescindendo dal considerare che le espressioni usate porterebbero a dire che unico fine è quello di «incrementare la vita spirituale degli aderenti», in ogni caso, per la sequenza dei concetti, si può affermare che il servizio verso e con gli Ammalati e i Disabili è ancora insito nel fine dell’attuale Statuto dell’Unitalsi essendo il particolare carisma della stessa, e che il pellegrinaggio unitalsiano oggi non è più un fine, come dire, a se stesso, ma è un mezzo, un ausilio per promuovere il culto Mariano, per incrementare la vita spirituale degli aderenti.
Non si tratta più di “promuovere i pellegrinaggi” per “trasportare” e/o “assistere i malati”, come era all’inizio e sino agli anni settanta, ma si tratta di “promuovere il culto Mariano” attraverso “la preparazione, la guida e la celebrazione di pellegrinaggi”.
È una sorta di graduatoria, di scaletta dalla quale si evince, come accennato, che “in primo luogo” gli associati devono incrementare la propria vita spirituale e promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato, e “poi” svolgere un servizio verso e con i fratelli bisognosi e promuovere il culto Mariano avvalendosi dei pellegrinaggi, in ordine ai quali si parla anche di “celebrazione del pellegrinaggio”.